Sarà lui che porterà la pace.
Quando l’Assiro verrà nel nostro paese
e metterà piede nei nostri palazzi,
noi gli opporremo sette pastori
e otto prìncipi del popolo.
MICHEA 5:4
L’identità dei sette pastori d’Israele e il significato che si cela dietro queste figure, rappresentano uno dei misteri della Bibbia. Il loro anonimato ci spinge a rivolgere una domanda: “Chi sono i sette pastori d’Israele?”. Per identificare questi uomini, la cui missione è quella di liberare il popolo di Israele, sono state elaborate molte interpretazioni rabbiniche. Una traccia potrebbe essere individuata nella tradizione giudaica della festa dei Tabernacoli. Il popolo di Israele, ogni anno è invitato a costruire dei rifugi temporanei, delle vere e proprie capanne (in ebraico, succah).
“Abiterete in capanne per sette giorni; tutti quelli che saranno nativi d’Israele abiteranno in capanne, affinché i vostri discendenti sappiano che io feci abitare in capanne i figli d’Israele, quando li feci uscire dal paese d’Egitto. Io sono il Signore, il vostro Dio” (Levitico 23:42, 43).
In questi versetti riusciamo a scorgere lo scopo del comando divino. Ricorda alle generazioni future la miracolosa liberazione che Dio ha operato a favore del Suo popolo, facendoli uscire dall’Egitto, e in particolare il fatto che furono costretti a dimorare in rifugi occasionali. Queste strutture precarie fecero in modo che Israele dipendesse totalmente dalla nuvola della gloria di Dio che riposava sopra il tabernacolo e l’intero accampamento.
La celebrazione di Succot è concepita come una festività. Quando vivevo in Israele, era una gioia vedere la costruzione delle Succot (capanne), ed è stato divertente partecipare alla costruzione della nostra personale succah. Secondo la tradizione, e in ubbidienza ai costumi più antichi, durante i sette giorni in cui dura la festa è importante invitare delle altre persone, e mostrare grande ospitalità. Ogni israelita deve mostrarsi accogliente affinché altri dimorino con lui nella succah. Il libro delle preghiere quotidiane ebraiche (Siddur), laddove accenna alle sette notti della celebrazione di Succot, menziona proprio questi sette pastori. Questi, in modo simbolico, sono invitati nella propria succah. Chi sono questi sette pastori? La tradizione rabbinica li identifica in Abraamo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Aaronne, e Davide, il re pastore. Sono questi i “pastori” di cui parla la profezia di Michea? Anche se potrebbero non essere esattamente i pastori cui allude Michea, queste sono sicuramente alcune delle personalità più rappresentative della storia d’Israele. Si tratta in ogni caso di uomini che furono chiamati a pasturare la nazione, posti direttamente alla guida d’Israele, il gregge che Dio si era scelto. Questi uomini, che originariamente pascevano delle pecore, hanno assimilato delle preziose lezioni proprio lavorando con gli animali e percorrendo i pascoli. Queste esperienze hanno contribuito alla loro preparazione, allorché sarebbero stati chiamati a pascere delle nazioni. Tutto quello che hanno vissuto nel gelo delle notti insonni e nell’arsura della calura estiva, ha consentito loro di diventare dei veri leader. Alla luce delle lezioni che appresero, così come riportato nella Bibbia, rappresentano ancora oggi degli esempi e dei validi modelli a disposizione di ogni uomo che il Signore chiamerà per assolvere un ruolo di guida spirituale.
LA PROFEZIA DI MICHEA SUGLI ULTIMI TEMPI
La seconda parte di questo libro esplorerà la profezia di Michea legata agli ultimi tempi e, in modo particolare, ai sette pastori. Anche se non possiamo conoscere con certezza la loro identità, abbiamo un’immagine abbastanza chiara dell’opera che svolgeranno: negli ultimi tempi, questi sette uomini saranno usati dal Signore per salvare la casa di Israele. Nelle ultime quattro parole: “Otto prìncipi del popolo” (5:4), il brano di Michea ci pone di fronte a un mistero ancora più interessante. In ebraico, si tratta di un’espressione comune per aggiungere un numero dopo un altro riportato in precedenza. Gli otto principi del popolo sono i sette pastori più uno. Nel libro di Amos, notiamo un’espressione simile: “Così parla il SIGNORE: ‘Per tre misfatti di Damasco, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza …’” (Amos 1:3).
Ci sarà bisogno di sette liberatori più uno. Questa ottava figura misteriosa oltre i sette è probabilmente quella di cui parla Michea alcuni versetti prima: “Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni” (5:1).
“Colui” che sarà dominatore di Israele e le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni, è colui che, al versetto due, ristabilirà il rimanente dei figli d’Israele; e al versetto tre, pascolerà il suo gregge con la forza del Signore. Egli nascerà a Betlemme, e Matteo ci dice che questi è il Messia. È il “Sommo Pastore”, l’ottavo dei “sette” pastori d’Israele. La Sua nascita e la Sua opera sono parte integrante del futuro ristabilimento di Israele. Man mano che procederete con la lettura, vi accorgerete che, sebbene gli uomini scelti da Dio fossero tutt’altro che perfetti, si sono impegnati a seguire il Signore con tutto il loro cuore, e per questo sono stati scelti come pastori incaricati a guidare tutta la casa di Israele.
Se siete stati chiamati da Dio a essere guide spirituali della Chiesa, sarete ansiosi di capire che cosa ha reso questi uomini dei grandi leader e come le loro lotte possano fornirvi risposte per superare ogni ostacolo. Mentre ripercorrete la loro vita, potrete notare la grandiosità di questa chiamata divenuta manifesta alla luce dell’opera del Messia, il Sommo Pastore della nostra anima.
Estratto da “Il Mistero dei Sette Pastori d’Israele”
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