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Tutta la verità su Dio
La teologia biblica e la sana dottrina

Secondo voi, che significato hanno queste parole dell’apostolo Giovanni?

“Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (I Giovanni 3:2).

Se avete letto attentamente la trama biblica presentata nel capitolo 3 di questa prima lettera di Giovanni, saprete che queste parole indicano come, alla fine dei tempi, la Chiesa rifletterà pienamente il carattere amorevole e santo di Dio, senza l’influenza distorsiva del peccato.

Se invece foste seduti in un tempio mormone, sentireste che le parole “saremo come lui” significano che diventeremo tutti dei!

Qual è la differenza tra queste due interpretazioni? Una è “informata” dalla teologia dell’intera Bibbia, l’altra no.

Ho sostenuto più volte che la predicazione espositiva è essenziale per la salute spirituale di una chiesa, tuttavia, ogni metodo di predicazione, per quanto valido, è a rischio di abuso. Le nostre chiese non dovrebbero preoccuparsi solamente di “come” viene insegnata la Bibbia, ma anche di “cosa” viene insegnato! Ecco perché un segno distintivo di una chiesa sana è una solida teologia biblica che abbia una visione d’insieme del contesto biblico, altrimenti interpreteremo i singoli versetti nel senso che vogliamo noi.


Cos'è la teologia biblica?

La parola “teologia” deriva dal greco theos (Dio) e logos (parola, discorso), e significa letteralmente “discorso su Dio”. La teologia, quindi, è lo studio sistematico di ciò che riguarda Dio, il Suo carattere, le Sue opere e il Suo piano per l’umanità. Tuttavia, nel corso dei secoli, il termine “teologia” ha assunto diversi significati, a seconda del contesto in cui viene utilizzato. Esistono teologie filosofiche, morali, naturali e molte altre. Queste riflettono approcci umani che cercano di rispondere a domande profonde sull’origine della vita, sull’etica e sulla realtà spirituale.

Ma quando definiamo la teologia come “biblica”, facciamo riferimento a uno specifico tipo di teologia: un approccio che pone al centro la Bibbia come unica e sufficiente fonte della conoscenza divina. La teologia biblica, infatti, non cerca di dedurre verità su Dio attraverso l’osservazione o la logica umana, ma si concentra sulla rivelazione divina contenuta nelle Scritture.

Questo tipo di teologia si distingue per almeno due caratteristiche fondamentali:

  1. La centralità della Bibbia. La teologia biblica si fonda sulla convinzione che Dio si sia rivelato principalmente attraverso la Sua Parola scritta. Ogni dottrina, principio o insegnamento deve derivare da ciò che è stato rivelato nelle pagine della Bibbia. Non aggiunge né sottrae nulla alla Parola, ma cerca di comprenderla nel suo contesto storico-grammaticale e teologico.

  2. L’approccio storico-redentivo. A differenza della teologia sistematica, che organizza le dottrine in modo tematico (ad esempio, la dottrina di Dio, del peccato, della salvezza, etc.), la teologia biblica traccia la storia della redenzione dall’inizio alla fine, seguendo il filo conduttore che unisce i libri della Bibbia. Essa evidenzia come ogni parte delle Scritture punti alla persona divina e all’opera di salvezza compiuta da Gesù Cristo.

Sana dottrina

L’espressione “sana dottrina” è considerata da molti ormai antiquata, eppure dovremmo avere a cuore l’accuratezza della comprensione del Dio della Bibbia e delle Sue vie verso di noi. Paolo usa la parola “sano” più volte nei suoi scritti pastorali a Timoteo e Tito, definendo con questi termini ciò che è: “affidabile”, “accurato” o “fedele”. Inoltre, alla radice di questo termine, c’è un’immagine del mondo della medicina che significa “integro” o “sano”. Una teologia biblicamente sana, quindi, è una teologia fedele all’insegnamento dell’intera Bibbia, che interpreta in modo affidabile e accurato ogni singola parte in funzione del tutto.

Nella sua prima lettera a Timoteo, Paolo afferma che la “sana dottrina” è quella “secondo l’Evangelo della gloria del beato Dio” e si oppone all’empietà e al peccato (I Timoteo 1:10, 11). In un altro passo, egli contrappone le “false dottrine” alle “sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è secondo pietà” (I Timoteo 6:3).

Nella sua seconda lettera a Timoteo, Paolo lo esorta: “Attieniti con fede e con l’amore che è in Cristo Gesù al modello delle sane parole che hai udito da me” (II Timoteo 1:13). Poi, avverte Timoteo che “verrà il tempo in cui non sopporteranno la sana dottrina, ma per prurito di udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie” (II Timoteo 4:3).

Quando scrive a un altro giovane pastore, Tito, l’apostolo Paolo condivide preoccupazioni simili. Paolo dice che ogni uomo che Tito nomina come anziano di una chiesa deve essere: “Attaccato alla parola fedele come gli è stata insegnata, per essere in grado di esortare nella sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono” (Tito 1:9). I falsi insegnanti devono essere rimproverati “severamente, affinché siano sani nella fede” (Tito 1:13). Infine, a Tito Paolo dice: “Tu esponi le cose che si convengono alla sana dottrina” (Tito 2:1).

I pastori devono insegnare una dottrina “sana”; una dottrina affidabile, accurata e fedele alla Bibbia, e le chiese hanno la responsabilità di rendere i loro pastori responsabili della sana dottrina.


Unità, diversità, carità

Non possiamo esporre qui tutto ciò che costituisce un sano insegnamento biblico, perché ciò richiederebbe di riprodurre l’intera Bibbia. In pratica, ogni chiesa locale deve mostrare la responsabilità spirituale di garantire un’aderenza totale all’insegnamento delle Scritture, dove consentire un piccolo margine di manovra e dove concedere una libertà alla coscienza del singolo credente.

In pratica, ci sono dei punti imprescindibili dove ogni membro di chiesa, per essere tale, deve aderire: la salvezza per grazia attraverso la sola opera di Gesù Cristo e la rigenerazione per l’opera dello Spirito Santo. Riconoscere che il battesimo in acqua e la Cena del Signore sono gli ordinamenti stabiliti da Cristo dei credenti. Il ritorno di Gesù Cristo per la chiesa e altri fondamentali biblici basilari sui quali bisogna rimanere fermi e concordi. 

D’altra parte, la nostra chiesa ammette un certo dibattito su questioni che non sono fondamentali né per la salvezza né per la vita pratica della chiesa; ad esempio, siamo tutti d’accordo sul fatto che Cristo tornerà, ma ci sono diverse opinioni sui tempi del Suo ritorno.

Infine, la nostra chiesa lascia piena libertà di coscienza su questioni ancora meno centrali o poco chiare, come la correttezza della resistenza alle armi o la questione di chi abbia scritto la lettera agli Ebrei.

C’è un principio che attraversa tutto questo: più ci avviciniamo al cuore della nostra fede, più ci aspettiamo l’unità nella nostra comprensione della fede, nella sana dottrina biblica.

La Chiesa primitiva lo esprimeva così: nell’essenziale, unità; nel non essenziale, diversità; in tutto, carità.


Dottrine complesse e controverse

Una chiesa che si impegna per un insegnamento sano si impegna a trasmettere le dottrine bibliche che le chiese troppo spesso trascurano. Anche se a primo acchito alcune dottrine possono sembrare difficili o addirittura divisive, possiamo confidare nel fatto che Dio le abbia incluse nella Sua Parola perché sono fondamentali per comprendere la Sua opera di salvezza (II Timoteo 3:16, 17).

Se lo Spirito Santo ha rivelato qualcosa nel Suo Libro perché tutti lo leggano, le chiese non devono considerarsi così sagge da evitare certi argomenti. Devono forse esercitare la saggezza e la cura pastorale quando parlano di determinati argomenti? Certamente. Dovrebbero evitare del tutto questi argomenti? Sicuramente no! Se vogliamo che le chiese siano guidate da una sana dottrina biblica, dobbiamo fare i conti con l’intera Bibbia (Matteo 28:20).

Ci sono una serie di domande importanti a cui la Bibbia risponde, ma che le chiese comunemente trascurano, come ad esempio:

  • Le persone sono fondamentalmente buone o cattive? Hanno semplicemente bisogno di incoraggiamento e di autostima o di perdono e di una nuova vita?

  • Che cosa ha fatto Gesù Cristo morendo sulla croce? Ha effettivamente e concretamente soddisfatto la giusta ira del Padre o ha semplicemente dato un esempio di abnegazione ai Suoi seguaci?

  • Cosa accade quando una persona diventa cristiana?

  • Se siamo cristiani, possiamo essere sicuri che Dio continuerà a prendersi cura di noi? Se sì, la cura continua verso di noi si basa sulla nostra fedeltà o sulla Sua?

Tutte queste domande non sono soltanto per teologi o per giovani studenti di Scuola Biblica, ma sono importanti per ogni cristiano. Chi di noi è pastore sa quanto sarebbe diverso il modo in cui pasceremmo il nostro gregge se la nostra risposta a una qualsiasi di queste domande cambiasse. La fedeltà alle Scritture ci impone di affrontare questi temi con chiarezza e autorità, così come il nostro desiderio di mostrare il carattere di Dio in tutta la Sua pienezza.

Se vogliamo chiese che mostrino il carattere di Dio, non vogliamo forse conoscere tutto ciò che Egli ha rivelato di Sé nella Bibbia? E cosa emergerebbe relativamente alla nostra opinione sul Suo carattere, se non lo facessimo?


Dio è davvero sovrano nella nostra vita?

La nostra comprensione di ciò che la Bibbia insegna su Dio è fondamentale: il Dio biblico è Creatore e Signore, eppure la Sua sovranità viene talvolta negata, anche all’interno della Chiesa.

I cristiani devono porsi domande oneste sulla signoria di Cristo nella propria vita, ma una negazione della sovranità di Dio dovrebbe preoccuparci. Infatti, battezzare una persona con una tale attitudine può significare battezzare un cuore che rimane, in qualche modo, incredulo. Fare di Cristo il proprio Salvatore è soltanto una parte del messaggio di salvezza; Egli deve regnare sovrano nel credente nato di nuovo (Romani 10:9). Accettare una persona del genere tra i membri della Chiesa significa trattarla come se si fidasse di Dio, mentre in realtà non è così.

Troppo spesso oggi la cultura consumistica e materialista che ci circonda incoraggia le chiese a considerare l’opera dello Spirito Santo in termini di marketing e opportunismo personale, trasformando l’evangelizzazione in pubblicità! In questo modo, Dio stesso viene rappresentato come un’immagine dell’uomo.

In tempi come questi, una chiesa sana deve essere particolarmente attenta e pregare affinché i suoi conduttori abbiano una comprensione biblica ed esperienziale della signoria di Cristo nella vita del singolo credente e dell’intera comunità, e deve anche pregare affinché i suoi responsabili rimangano pienamente impegnati nell’insegnamento della sana dottrina e nella sua piena aderenza biblica.

Una chiesa sana è caratterizzata da una predicazione basata sul testo biblico e da una sana teologia biblica.



Una risorsa preziosa per scoprire la teologia biblica

Questo studio si inserisce proprio in questa prospettiva: aiuta i credenti a comprendere il grande piano di Dio per l’umanità attraverso un’analisi coerente e fedele alla Bibbia. In un’epoca in cui molti insegnamenti si allontanano dalla verità biblica, dalla sana dottrina, la teologia biblica ci invita a tornare all’essenziale, ad ascoltare ciò che Dio ha rivelato e a lasciarci trasformare da questa verità.

In tale contesto, comprendere e abbracciare la teologia biblica diventa un passo essenziale per la crescita spirituale personale e comunitaria. Non si tratta soltanto di accumulare conoscenze, ma di approfon-dire la nostra relazione con Dio e il nostro impegno nell’adempiere la Sua missione nel mondo. Come affermava l’apostolo Paolo:

“Attieniti con fede e con l’amore che è in Cristo Gesù al modello delle sane parole che hai udite da me”
(II Timoteo 1:13)


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